Per la rassegna “Cinema è…Voci Fuori Campo”: East is east

4 aprile 2013 19:00 Commenti disabilitati

la locandina

LivornoEast is East  (Gran Bretagna, 1999) Un film di Damien O’Donnell con Om Puri, Linda Bassett, Jordan Routledge, Archie Panjabi

East is east è un film che cattura l’attenzione della platea fin dalle prime scene che scorrono sormontate dai titoli di testa: una manciata di ragazzi si eclissano da una processione di rito cattolico (grazie alla complicità della madre) tra i vicoli della periferia londinese per fuggire agli occhi severi e indagatori del padre. La sequenza è talmente esilarante e piena di ritmo che acquistiamo immediata consapevolezza di trovarci di fronte ad una pellicola godibilissima, allegra, ricca di battute intelligenti e spiritose, senza per questo attenuare lo spessore dei contenuti, che anzi saranno costretti ad attraversare paesaggi drammatici e apparenti punti di non ritorno. Mentre in Italia il tema delle frontiere culturali e religiose ha assunto una rilevanza particolare nel dibattito sociale degli ultimi vent’anni (da una dimensione di vita delimitata da piccoli orizzonti, si è passati velocemente ad una società multietnica, che impone la convivenza con persone di ogni provenienza, cultura, religione), molti paesi europei avevano già convissuto con questo fenomeno, tra cui sicuramente l’Inghilterra dei primi anni ’70.
A differenza del confine, paragonabile a una linea netta, come il solco che l’aratro traccia sul suolo, la frontiera separa (e unisce) spazi fisici e mentali, contrappone persone e ideologie in modo più sfrangiato e irregolare, attraverso liberi giochi d’incastro di singoli pezzi e di ricomposizione.

Le persone possono vivere a ridosso della frontiera, o esserne attraversate, come il caso di George Khan, pakistano, padre-padrone nel film, giunto in Inghilterra nel 1937 e poco dopo sposato con una donna inglese (nonostante una prima moglie pakistana).
Il regista lo coglie nel 1971, quando è in corso il conflitto tra Pakistan e India ed in Inghilterra si diffonde il verbo del conservatore Enoch Powell, noto in particolar modo per la sua posizione contraria all’immigrazione dalle ex-colonie dell’impero britannico e preconizzatore di un futuro imminente di problemi razziali e rivolte urbane simili a quelle che stavano avvenendo negli Stati Uniti dalla metà degli anni sessanta. Il nostro George Khan dopo venticinque anni di matrimonio, sei figli maschi e una femmina appare un uomo intenzionato a difendere le tradizioni pakistane e musulmane con spirito fondamentalista, ma la contraddizione è in lui, prima ancora che nei suoi figli: a partire dal nome anglicizzato, dal matrimonio con la britannica Ella (una splendida Linda Bassett), accanita fumatrice e madre affettuosa, per arrivare alla dimenticanza delle regole (impone alla figlia, per una cerimonia, non i pantaloni ma un sari, che invece è tipico dell’odiata cultura induista). Consapevole di essersi allontanato dalle radici, sofferente di solitudine per la sua diversità, cerca di dimostrare rispettabilità ai pakistani della moschea imponendo ai figli costumi folkloristici e scelte di vita non condivise. Se il padre si sente un pesce fuor d’acqua, i figli si sentono prevalentemente inglesi, tranne uno. E tuttavia, al di là dell’identità percepita, restano oggettivamente, finché dipendono dalla famiglia, una cross generation: un crocevia di culture, lingue, opinioni religiose e valori diversi.

Appuntamento: Lunedì 8 aprile, ore 21 – Goldonetta

la redazione
I temi trattati dal film sono dunque molto seri e ancora attuali e si dipanano giungendo alle ultime sequenze che lasciano intelligentemente un carattere aperto alla storia.
La regia di Damien O’Donnell scorre in modo dinamico e rivela l’indole irlandese nel sapersi trovare al posto giusto e al momento giusto nella trattazione di temi sensibili all’emigrazione ed ai conflitti religiosi e sociali, vissuti in prima persona nel travagliato percorso storico della popolazione dell’isola verde.

Per partecipare alla visione dei film in rassegna è necessario essere soci dell’Associazione Amici del Cinema “La Goldonetta”, il cui costo è di 20 € ed ha validità annuale. La partecipazione è aperta anche ai soci degli Amici del Teatro Goldoni. Le iscrizioni si ricevono in Goldonetta, la sera della proiezione o presso la sede dell’Associazione, il negozio Antichità “Il Quadrifoglio” in via Mayer 66.

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