Teatro: Due appuntamenti al Teatro Goldoni ” Il lungo viaggio di un professore” e Stasera si recita a soggetto”

9 gennaio 2013 20:21 Commenti disabilitati

Gianni Guerrieri

IL LUNGO VIAGGIO DI UN PROFESSORE DI LETTERE DI E CON GIANNI GUERRIERI
trasposizione teatrale del racconto “El Malech Rahamim” tratto dalla raccolta “La guerra di Pepe” di Gino Fantozzi.
Regista ed interprete dell’originale performance teatrale sarà Gianni Guerrieri, con le musiche di Sandro Di Puccio eseguite da lui stesso al pianoforte con Federico Micheli al contrabbasso ed Elisa Degli Innocenti clarinetto. Lo spettacolo è prodotto dalla Fondazione “La Caprillina” con la Fondazione Teatro Goldoni”
*** La storia ruota attorno alle vicende di un professore ebreo emarginato a seguito delle leggi razziali, arrestato e tradotto in un campo di concentramento. Al centro, c’è il racconto della progressiva perdita di coscienza del protagonista che avviene attraverso un lungo fluire di sensazioni, ricordi, sogni, deliri, frutto di una strategia macabra messa in atto dagli aguzzini prima dell’evento finale rappresentato dall’internamento.

Un attore e tre musicisti si muoveranno, così, all’interno di una scena essenziale, resa viva dal gioco delle luci, dove protagoniste saranno le emozioni che emergono dalla tragedia dei campi di concentramento e dello sterminio. L’obiettivo è di contribuire a tener vivo, nelle coscienze, il valore universale della dignità dell’uomo e della necessità della condanna, in ogni tempo ed in ogni luogo, di ogni ideologia razzista e totalitaria.
Appuntamento:     Giovedì 10 e venerdì 11 gennaio, ore 21 Teatro degli Specchi
Biglietti: posto unico € 10 in vendita presso il botteghino del Goldoni (tel.0586204290) con orario 17/20
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Anna Teresa Rossini e Mariano Rigillo

QUESTA SERA SI RECITA A SOGGETTO
autore: Luigi Pirandello
Produzione: Compagnia Molière con Teatro Quirino Vittorio Gassman
Musica: Alessandro Panattieri
Regia: Ferdinando Ceriani
con Mariano Rigillo e Anna TeresA Rossini
e con
Giacinto Palmarini, Ruben Rigillo, Silvia Siravocarla Ferraro, Andrea Nicolini, Fabrizio Vona, Francesco Di Trio, Serena Marinell, Federica Marchettini, Salvatore Rancatore, Simone Vaio, Eleonora Tiberia, Gabriele Geri, Beatrice Coppolino.
scene ANDREA BIANCHI
costumi MARIA CRISOLINI MALATESTA
light designer GIOVANNA VENZI
*** Una grande struttura funambolica in perenne equilibrio tra illusione e verità che può riassumersi in questa esclamazione: “Tutto il teatro recita!”. Questa breve, lapidaria affermazione è una sintesi perfetta delle emozioni che si provano rileggendo l’opera: una prepotente dialettica di suoni, luci, colori, passioni elementari. Giovanni Macchia, in un suo saggio, non esita ad accostare l’opera ai mystères medievali o alle feste carnevalesche dove la realtà veniva sovvertita a favore di un nuovo ordine liberatorio. E, per certi versi, è ciò che avviene in questa commedia “dei conflitti” dove all’autore si sostituisce l’egemonia del regista, poi degli attori, poi del pubblico e infine dei personaggi stessi (in cerca di un autore?) che prendono il sopravvento.
E’ un trionfo dell’arte scenica che vede protagonisti non soltanto gli interpreti della vicenda ma anche le luci, i palchi, la platea, il sipario (Pirandello, nelle sue didascalie, lo muove continuamente, lo fa alzare e calare ad ogni scena, ad ogni interruzione; lo usa come spartifuoco tra pubblico e palcoscenico) e che si compie pienamente nel terzo atto dove, quasi per scommessa, l’autore riesce a commuoverci con una delle più tragiche e strazianti scene di teatro, anche se l’artificio teatrale viene preparato sotto i nostri occhi, nel momento stesso in cui gli attori stanno per divenire personaggi. Ci si accorge allora che forse la commedia è proprio questa, un gioco di equilibrismi su due tavoli da gioco: svelare la macchina dell’interpretazione e, contemporaneamente, esaltarne le potenzialità evocatrici (espressive?), un montare e smontare la macchina scenica, una sorta di “torneo a scacchi giocato da Diderot e Stanislawskij”, come suggeriva, con ironia, Giuseppe Patroni Griffi. E questo delicatissimo meccanismo scenico è anche figlio di quella Germania, di quella Berlino in cui viveva Pirandello. Siamo in piena Repubblica di Weimar, al centro della rivoluzione culturale dell’epoca, da dove è partito Gropius, la grande cinematografia tedesca, e in cui si affermano l’espressionismo e il teatro di Brecht e Weill. E queste annotazioni sono tutti tasselli di un mosaico più ampio che di nuovo porta a quel “Tutto il teatro recita!”, sintesi perfetta di una straordinaria macchina teatrale che, forse, non è altro che un potente affresco della vita, grottesca e drammatica.
Appuntamento:  Sabato 12 (h.21.00) / Domenica 13 (h.17.00)
La redazione

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