Mondo del remo: “Storia della Scia”, Continua con successo la mostra alla Circoscrizione 2

13 dicembre 2012 02:22 Commenti disabilitati

la barca della "Scia"

Livorno – Continua con successo la mostra, “Storia della Scia” organizzata dalla Sezione Nautica Venezia in collaborazione con la Circoscrizione 2, che ha messo a disposizione la sala conferenze.
Al centro della sala si possono ammirare i modelli in scala dell’imbarcazioni “Scia “ e gozzi a 10 remi. Alle pareti si possono ammirare le foto del Palio Marinaro, con gli equipaggi durante, od al termine delle gare.
Si possono vedere foto dei mitici “Scarronzoni” in giro per il mondo, Mondiali ed Olimpiadi.
Infine la gara … dimenticata “La Scia”
Scheda tecnica della Scia
“Nell’anno 1949 i maestri d’ascia Mazzantini e Romoli iniziarono le costruzioni dell’imbarcazioni in stile gozzo ( caratteristica imbarcazione dove si ha una prua ed una poppa chiusa) chiamate semplicemente alla livornese “Scie” perché si vogava in piedi sciando i remi. L’imbarcazione molto semplice era formata da una chiglia di legno di quercia con le ruote di poppa e di prua uguali di spessore e anche di altezza.
Qualcuna fu costruita anche in legno d’olmo, qualità di legno abbastanza pregiato ma piu’ leggero della quercia, così era anche la costruzione dei madieri ( prima parte dell’ossature).
Il fasciame era di pino domestico, pii qualche barca fu’ modificata  con tavole di pino selvatico ( legno piu’ leggero e piu’ elastico) addirittura anche con l’abete oppure con cedro ( legno costoso ma l’elite dei legni).
Le modifiche furono fatte  per un semplice motivo: andare sempre piu’ forte riuscendo ad essere piu’ leggeri.
La parte interna era costituita da serrette in basso ( tavole fini che tenevano uniti i madieri, le verringole ( fascette dormienti), struttura dive si poggiavano i banchi, il legno era sempre in pino tutto di piccolo spessore. Il peso dell’imbarcazione si aggirava in torno ai due quintali, era “gelosa” ( nel gergo marinaresco stà a significare quando una imbarcazione rolla molto) avendo il Ginocchio ( raggiatura dell’ossatura) quasi a V. Non aveva una bella linea, essa si presentava con il Capodibanda ( in gergo barganello) parallelo alla linea di galleggiamento, non aveva una forma di barca tradizionale , era corredata di due palchtti, uno a propra, uno a poppa piccoli.
L’imbarcazione nacqu con un banco verso propra, in seguito fu’ modificato ed aggiunto il secondo banco spostato verso poppa lavorato nel mezzo per poterci alloggiare  in modo lieve la caviglia della gamba, finendo con la ciabatta ( parte in compensato di spessore o legno per appoggiare il piede di spinta).
Per finire aveva due scalmiere di faggio corredate di scalmi non a forcella e castagnole ( listelli di legno che facevano spessore al remo dalla scalmiera, cioè lo tenevano sollevato di pochi centimetri per ridurre l’attrito radente tra la scalmiere d i remo).
I remi erano di faggio interi. La barca era legger,mente piu’ larga  prua che a poppa, rendeva meglio vogandola dalla parte piu’ stretta cioè a poppa, cosa che i vogatori livornesi fecero.”
Questo trattato sulla “Scia”, è a firma,  di colui che ha fatto ricerche e studi, affinchè la storia e la tradizione delle gare remiere non vadano nel … dimenticatoio, Roberto Baronti, che, insieme ad un’altro personaggio, il quale ha curato la parte fotografica Renzo Badaloni.
Un aspetto importante è che, la mattina, diverse scolaresche hanno fatto visita alla mostra. Un modo per tenere in memoria, piu’ a lungo, “Tradizioni e Culture livornesi”.
Appuntamento: dalle or 17 alle ore 19 tutti giorni fino al 21 dicembre.

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